La Biennale del Sud

di Nicola Giandomenico

Il Premio Taranto si svolge per quattro anni, dal 1947 al 1951, nella città pugliese da cui prende il nome. Nasce su iniziativa di un gruppo di trentenni che, di ritorno dalla guerra, si riuniscono nel «Circolo della cultura» e attorno al più importante giornale tarantino, la Voce del popolo.
Capo carismatico di quell’accolita volenterosa è Antonio Rizzo, figlio del fondatore della «Voce», che, dopo essersi laureato in fisica con Fermi, con il massimo dei voti, alla celebre scuola romana di via Panisperna, dopo essere stato prigioniero di guerra in Africa e in Palestina, decide, tornato a Taranto, di occuparsi del giornale di famiglia.
Sin dai primi mesi di vita il «Circolo», di cui non fa parte alcun «professionista della cultura», si distingue per la qualità del programma offerto alla cittadinanza. Tra il 1947 e il 1948 organizza gli incontri con Gianna Manzini dal titolo «A tu per tu con le donne», quello con Giuseppe Ungaretti per «Petrarca, poeta del ricordo», con Carlo Bo per «La situazione della cultura in Italia» e quello con Sibilla Aleramo sulla poesia.
Di lì a poco esce sulle pagine della Voce, promosso dal «Circolo», il bando per la prima edizione del Premio Taranto dedicato a racconti inediti che abbiano «il mare come protagonista, o clima, o sfondo»1. Si indice anche una sottoscrizione per garantire agli organizzatori indipendenza economica; all’entusiasmo con cui contribuiscono i tarantini corrisponde una certa freddezza da parte dell’amministrazione comunale.
I promotori, ben consci che il prestigio del Premio dipenda da quello della giuria esaminatrice delle opere, compongono una giuria di tutto rispetto di cui fanno parte Giuseppe Ungaretti, in qualità di presidente, il critico letterario Enrico Falqui, la scrittrice Gianna Manzini, lo stesso Antonio Rizzo, in qualità di segretario e di rappresentante del Circolo della cultura e l’ammiraglio Giuseppe Fioravanzo.
Numerose sono le opere inviate al Premio, ma immediatamente si impone all’attenzione della giuria il talento del venticinquenne scrittore elbano Raffaello Brignetti, che vince il Premio Taranto con il racconto Il grande mare2. Sono inoltre «segnalate» dalla giuria le opere di Orsola Nemi, Piero Operti, Pier Francesco Paolini e Carlo Scarfoglio (figlio di Edoardo e di Matilde Serao).
Le radio e le terze pagine di tutti i giornali nazionali commentano con entusiasmo il Premio, giudicandolo un evento culturale di altissimo livello. Alle critiche positive del resto d’Italia, fanno però da contraltare quelle feroci degli «intellettuali» locali, in una tipica manifestazione di provincialismo italico.

I fondatori del Premio tuttavia non si demoralizzano e, anzi, decidono, per l’edizione del 1949, di indire una nuova sezione del concorso dedicata alla pittura, sullo stesso tema di quella di narrativa ­e aperta a opere di concorrenti invitati dalla giuria o scelte, a insindacabile giudizio della medesima, fra quelle inviate spontaneamente.
Per la nuova edizione del Premio la giuria «della narrativa» rimane invariata, mentre quella formata per il neonato concorso di pittura è composta da Carlo Scarfoglio, in qualità di presidente, Onofrio Martinelli, segretario, Virgilio Guzzi, Alfredo Petrucci e Alberto Savinio.
L’edizione del 1949 è arricchita da un nutrito programma di incontri e discussioni che spaziano dalla scienza alla filosofia, dalla letteratura alla politica. Inoltre si affianca alla mostra delle opere in concorso per la sezione di pittura, una mostra di opere di grandi maestri contemporanei fra le quali ci sono quelle di Savinio, Casorati, de Chirico.
Il premio per la narrativa lo vince Gaetano Arcangeli per il racconto Vicenda3; fra le opere segnalate ci sono quelle di Neri Pozza e di Dolores Prato. Il premio per la pittura va a Fausto Pirandello per il quadro Bagnanti in giallo.
Il premio di pittura consacra definitivamente il Premio Taranto a livello nazionale; la stampa e la radio dedicano alla manifestazione l’attenzione che è riservata solo ai grandi eventi culturali; ripetuto è l’accostamento della manifestazione tarantina alla Biennale di Venezia, tant’è che il Premio Taranto viene definito la «Biennale del Sud»4.
Clamorosa è anche la partecipazione popolare in tutti gli incontri organizzati durante il Premio e per le mostre d’arte. In città fra i cittadini si apre un acceso dibattito tra «figurativi» e «astrattisti».
Intanto la qualità nella scelta delle opere da premiare da parte della giuria del «Taranto» trova riscontro nell’ulteriore premio assegnato a un’opera di Brignetti, il Premio Chioggia, cui seguiranno negli anni il Premio Viareggio del 1967 e il Premio Strega del 1971.

Per l’edizione del 1950 nella giuria letteraria si aggiungono Carlo Scarfoglio e Alberto de’ Stefani. In quella della pittura sarà presidente Felice Casorati, segretario rimarrà Martinelli, e vi faranno parte i critici Umbro Apollonio, Marco Valsecchi, e poi Francesco Flora, Virgilio Guzzi, Fausto Pirandello.
Alla mostra delle opere in concorso si affianca la personale dell’artista vincitore l’anno precedente – usanza che sarà mantenuta anche nell’edizione successiva.
Il premio nella sezione di narrativa lo vince quell’anno nientemeno che Carlo Emilio Gadda con il racconto Prima divisione nella notte5. Un «secondo posto» verrà assegnato a Giovanni Artieri con il racconto Giobbe, mentre tra i segnalati ci sarà un giovanissimo Pier Paolo Pasolini con il racconto Terracina6.
Per la pittura vi è un autentico testa a testa tra Renato Birolli e Gino Meloni, il cui Gallo di mare ha infine la meglio, divenendo vero e proprio simbolo della manifestazione.
Mentre sulla Voce del popolo si susseguono le collaborazioni con gli autori che partecipano al Premio Taranto, grande attenzione dedica alla manifestazione anche l’autorevole La Fiera Letteraria, che dedicherà un numero speciale al Premio, di cui sarà curatore Antonio Rizzo.
La partecipazione popolare alla manifestazione e agli eventi a latere cresce di anno in anno; nell’edizione del 1950 si registrano ottantamila presenze e in città il dibattito sull’arte si fa sempre più acceso, tant’è che sui muri appaiono scritte inneggianti a Raffaello, Michelangelo, Caravaggio e avverse ai futuristi.

Della giuria letteraria del 1951 fanno parte oltre Ungaretti, Rizzo, Fioravanti e Scarfoglio, anche Giovan Battista Angioletti, Carlo Bo, Leone Piccioni, Aldo Palazzeschi, Bonaventura Tecchi. In quella della sezione di pittura ci sono Casorati, Apollonio, Guzzi, Mezio, Valsecchi e Alberto Savinio.
Alla mostra delle opere in concorso e alla personale di Gino Meloni si affiancano la mostra del manifesto Futurista in cui si annoverano le opere di Balla, Boccioni, Carrà, Severini, Russolo, e quella dei maestri della pittura contemporanea, con quadri di Tosi, Morandi, De Pisis, Sironi, Campigli.
Il Premio della sezione pittorica lo vince Bruno Cassinari con Frutti di Mare. Nella narrativa vince di nuovo Raffaello Brignetti con Altri equipaggi7; vengono segnalate inoltre La sconfitta di Vittorio Sereni, Operetta marina8 di Pier Paolo Pasolini e La maliarda9 di Giorgio Caproni.

Nessuno avrebbe potuto immaginare che quella del 1951, dopo il clamoroso successo ottenuto, sarebbe stata l’ultima edizione del Premio Taranto.
Costantemente i promotori della manifestazioni si trovarono, a fronte dell’entusiasmo del pubblico e dell’apprezzamento della critica nazionale, a dover lottare contro soprusi e malevolenze della borghesia «intellettuale» locale, che mal digeriva il fatto di essere stata scavalcata.
Sui motivi che portarono alla fine della manifestazione, lo storico tarantino Aldo Perrone scrive: «gli organizzatori [del Premio Taranto Ndr] vengono assediati dal velenosissimo ambiente dei grafomani e dei pittomani e dei critici letterari e artistici locali; che viveva di patacche, contando sulla disinformazione dominante. A questo ambiente si somma la solidarietà dell’animosità del mondo politico locale che comincia a sospettare che l’ingresso della qualità riesca, in tempi ravvicinati, a cancellare le ragioni della loro presenza e a favorire in tempi brevi l’affermazione di una più seria e preparata classe dirigente»10.

Alcuni anni dopo la fine del Premio Taranto, Antonio Rizzo si vide recapitare presso la sede della Voce del popolo un biglietto da visita di Ungaretti. Su di esso il poeta aveva scritto: «Il Premio Taranto è tramontato per sempre. Fu il più bel premio d’Italia».

 

NOTE AL TESTO

1. «Voce del Popolo», anno 65 n. 31, Taranto 19 luglio 1948.
2. Il racconto Il grande mare si trova in Raffaello Brignetti, Il gabbiano azzurro, Einaudi, Torino 1971.
3. Il racconto Vicenda è rielaborato in Gaetano Arcangeli, Anima del mare, Libri Scheiwiller, Milano 2007.
4. Aldo Perrone, Storia del Premio Taranto, Edizioni del Gruppo Taranto, Taranto 1992, p. 45.
5. Il racconto Prima divisione nella notte è in Carlo Emilio Gadda, Accoppiamenti giudiziosi, Garzanti, Milano 2001.
6. Il racconto Terracina si trova in Pier Paolo Pasolini, Romanzi e racconti, vol. 1, Mondadori, Milano 1998.
7. Il racconto Altri Equipaggi si trova in Raffaello Brignetti, Il gabbiano azzurro, Einaudi, Torino 1971.
8. Pier Paolo Pasolini, Romans, Un articolo per il «Progresso», Operetta marina, Guanda, Parma 1994.
9. Il racconto La maliarda si trova in Giorgio Caproni, Racconti scritti per forza, Garzanti, Milano 2008.
10. Aldo Perrone, Storia del…, cit., p. 28.

BIBLIOGRAFIA

Aldo Perrone, Storia del Premio Taranto, Edizioni del Gruppo Taranto, Taranto 1992.
Domenico Carone (a cura di), Ricordiamo il Premio Taranto, Comune di Taranto, Assessorato alla cultura, Taranto 1991.
Gaetano Arcangeli (spettacolo ispirato alla vita e all’opera di), in «Bologna 2000», Bologna 7 ottobre 2010.
Giorgio Nisini, Tracce di un racconto marino. Per una lettura di Terracina di Pier Paolo Pasolini, su www.disp.let.uniroma1.it.
Maurizio Rebaudengo, Prima divisione nella notte, in «The Edinburgh Journal of Gadda Studies», EJGS 2002.
Carlo Emilio Gadda, Attraverso le mattutine regioni che discendono al mare jonico, in «Voce del Popolo», anno 69 n. 2, Taranto 20 gennaio 1952.

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1 Commento

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Una risposta a “La Biennale del Sud

  1. picaro

    bellissimo. evocativo e visionario: nel senso che io ho visto il film delle parole che leggevo. un bellissimo racconto breve, un interessante resoconto letterario sulla miseria e sulla grandezza di un paese ormai alla deriva… forse perso (per noi) per sempre

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